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Not your everyday neuromarketing blog

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L’estetica che piace al cervello: neuromarketing alleato del design per ambienti, materiali di comunicazione rilevanti e coinvolgenti

Grazie alla conoscenza del non conscio, possiamo stabilire quanto le caratteristiche estetiche di ciò che guardiamo giochino un ruolo cruciale nel modo in cui processiamo un determinato stimolo. Il neuromarketing è di grande aiuto per progettare materiali PoP e allestimenti brain friendly per il retail: più facili e piacevoli da processare per il cervello, in grado di attrarre e coinvolgere le persone in modo profondo.

Fare tesoro dell’esperienza. Oggi e, soprattutto, domani

Fare esperienza della realtà attraverso i sensi è un bisogno che, limitato da mesi di emergenza, tornerà con veemenza nel futuro prossimo, influenzando anche la customer experience. Il retail può reinventarsi puntando sulla sensorialità, aspetto cruciale di cui, nell’e-commerce, si avverte la mancanza.

Alone, together: oggi la vera sfida per i brand è salvaguardare la relazione con le persone

Le relazioni cambiano il modo con cui elaboriamo le informazioni e percepiamo la realtà. Per questo, soprattutto in un periodo in cui patiamo l’assenza di rapporti umani per i brand diventa cruciale curare tutti i touch point della customer experience per stimolare la relazione col consumatore e influenzare positivamente le decisioni d’acquisto e la brand loyalty.

La comunicazione è il perno delle relazioni. Per i Brand è lo strumento per restare rilevanti in un contesto mutato

Comunicare fa parte della nostra natura e ha contribuito alla nostra evoluzione, risultando essenziale nei momenti di difficoltà, come quello attuale: ma come farlo in modo efficace in un contesto nuovo, in cui mai come prima i consumatori chiedono ai brand vicinanza, affidabilità e trasparenza? Parola a Barbara Monteleone, Strategic Planner di Ottosunove.

Le abitudini d’acquisto nate durante la pandemia sono fatte per restare? Spunti da uno studio internazionale

Dalla crescita dello shopping online alla continua domanda di prodotti per la sanificazione, diversi comportamenti d’acquisto sembrano destinati a farci compagnia anche dopo la fine dell’emergenza: Kantar ha provato a stabilire quali in uno studio

Il meccanismo mentale di rimozione: quando interviene e che effetti ha sulla nostra capacità di prefigurare il futuro

Quando la realtà ci appare minacciosa o incerta, possiamo essere influenzati dal cosiddetto effetto struzzo, un bias cognitivo di rimozione, che ci fa “nascondere la testa nella sabbia”per evitare di affrontare il pericolo che abbiamo davanti a noi

Perché facciamo fatica a prevedere il futuro, soprattutto di fronte all’ignoto

Per noi è molto difficile volgere lo sguardo al futuro provando a fare ipotesi: le nostre previsioni spesso sono fallaci, specie quando ci obbligano a pensare in modo non lineare

Perché i bias cognitivi e le reazioni agli stimoli possono variare in base al contesto di riferimento

Cultura, età, fattori socio-economici sono tutte variabili che agiscono sul nostro modo di percepire e reagire agli stimoli: abbiamo potuto osservarlo anche durante l’emergenza COVID-19

Perché COVID-19 è riuscito a farci cambiare abitudini e i cambiamenti climatici no? Dipende dalla nostra percezione del rischio

Il nostro cervello rettiliano si attiva per proteggerci se sente che il pericolo è vicino: rispetto al climate change, il coronavirus ci sprona a cambiare stile di vita perché ci manaccia nel “qui e ora”