Imitare gli altri, per le persone, è qualcosa di spontaneo, istintivo e il merito va dato ai neuroni specchio. È grazie a loro, infatti, che ci ritroviamo a sorridere davanti al protagonista di un film che fa altrettanto. Ma se ciò varia in base al grado di empatia che ognuno di noi possiede – c’è, ovviamente, anche chi non è meno portato a imitare un sorriso trasmesso da uno schermo – una cosa è però certa: oltre alla nostra inclinazione non conscia ad immedesimarci negli altri, un nostro grande bisogno primario è quello di sentirci parte di qualcosa, di omologarci – chi più, chi meno – alle altre persone. Ed è per questo che esistono i trend, che si parli di tecnologia, di benessere o di moda: è seguendoli che prendiamo parte al famoso “gregge”. Questo perché è inevitabile essere persuasi da chi vive attorno a noi: proprio alle influenze sociali è dedicata la quinta lezione del nostro blog sui nudge.

Influenze sociali, tra informazione e gruppi di pari

Come Sunstein e Thaler scrivono nel loro volume dedicato alla teoria dei nudge, le influenze sociali si possono ricondurre a due categorie principali: se un folto gruppo di persone pensa, agisce in un certo modo, i loro pensieri e le loro azioni trasmetteranno informazioni che moduleranno il modo in cui noi stessi pensiamo e agiamo. Questa è la prima categoria, quella dell’informazione. A questo si può aggiungere il nostro bisogno di accettazione, di riconoscerci e farci riconoscere simili agli altri: questo impone un’adesione a determinati “codici di comportamento” e ci porta alla seconda categoria di influenza sociale, quella del gruppo di pari.

Thaler e Sunstein riportano esempi molto interessanti a riguardo: è infatti provato che le adolescenti esposte frequentemente a gravidanze di giovani coetanee, siano più portate a restare incinte a loro volta. Stesso discorso per l’obesità: se nella nostra cerchia sociale ci sono molte persone in sovrappeso, il rischio di mettere chili di troppo è decisamente più alto. E infine, a un livello più alto: avete notato come in tv, i programmi in determinati periodi si somiglino uno all’altro in maniera impressionante. Pensate all’avvento dei cooking show e ai reality a tema food come Masterchef. Quanti ne sono spuntati in neanche dieci anni?

Nonostante molti potrebbero storcere il naso davanti a questa affermazione, a tutti noi piace essere conformisti. Ricevere approvazione dal proprio gruppo sociale è importante per noi anche a livello non conscio. Lo dimostrano diversi esperimenti di “conformismo”, come quelli effettuati da Solomon Asch già negli anni Cinquanta. In quel caso, alcuni volontari vennero esposti a un test semplice prima in solitaria, poi in gruppo: quando si trovavano da sole, le persone erravano molto meno rispetto a quando erano in gruppo, situazione in cui molte volte venivano portati fuori strada dagli errori di chi aveva risposto prima di loro. Le percentuali di conformismo in gruppo, di fronte a un test ritenuto di facile risoluzione, si sono attestate tra il 20 e il 40%.

Ignoranza pluralistica

Un altro aspetto importante che condiziona il modo in cui leggiamo la realtà in cui viviamo è l’ignoranza pluralistica, fenomeno che ci porta a pensare che, in una società in cui la maggior parte degli individui abituato a conformarsi al “gregge” lo faccia volentieri. Questo perché ci riesce davvero complicato comprendere davvero cosa pensano gli altri: di fatto, ignoriamo quanti individui in realtà aspirino ad andare controcorrente e ci sentiamo delegittimati a fare altrettanto perché ci sentiremmo pecore nere. Tendiamo a pensare che se una persona ascolta determinata musica, guarda certi programmi tv, lo faccia perché sinceramente appassionato ad essi. Non sempre è così: noi stessi, la maggior parte delle volte, prendiamo scelte che potremmo non condividere appieno perché guidati dal pensiero comune. Ed è così che tante consuetudini, ricordano Thaler e Sunstein, resistono nel tempo anche se in realtà le persone ne sono indifferenti o, addirittura, le osteggiano. Fu proprio per questo motivo che il regime comunista durò così a lungo: la popolazione non poteva sapere quanti fossero antagonisti del governo e quindi non agiva per trovare contromisure adeguate.

Influenza sociale come pungolo

Se è indubbio che l’influenza sociale sia un pungolo molto potente per spingere le persone a comportarsi anche in maniera opposta, talvolta peggio rispetto alla norma (vedi in una dittatura, in cui il conformismo spinge all’obbedienza a regimi autoritari) è anche vero che il comportamento delle altre persone possa spingerci a migliorare il nostro, diventando così il famoso “esempio” da seguire.

Thaler e Sunstein portano l’esempio dei proprietari di cani che, pian piano, hanno imparato guardando i loro pari a munirsi di sacchettini di plastica con cui raccogliere i bisogni dei propri amici a quattro zampe. Un’azione come tenere puliti parchi e marciapiedi è diventata naturale anche per evitare gli sguardi torvi degli altri nel caso decidessimo di non raccogliere i bisogni del cane. Gli architetti della scelta possono approfittare della cassa di risonanza che sono il comportamento e il giudizio dei gruppi sociali per agevolare cambiamenti utili non sono per l’individuo, ma per la società stessa.

Ti sei perso i nostri articoli sul nudge? Recuperali qui:

  1. A lezione di nudging: Cos’è la spinta gentile
  2. Planning fallacy, inerzia, applicazioni behavioural
  3. Framing e Anchoring
  4. Percezione del rischio: disponibilità, ottimismo, fiducia

Fonti:

Nudge, R. Thaler, C. Sunstein, Feltrinelli, 2008