Il rischio: è questo il tema del nostro quarto appuntamento con la teoria dei nudge e, in particolare, con l’analisi di alcune euristiche ed errori di valutazione che il nostro non conscio ci porta a commettere nella quotidianità. Osserviamo adesso sotto la lente d’ingrandimento come la nostra percezione della correttezza delle scelte che compiamo sia alterata da bias legati alla disponibilità e alla tendenza – molto, molto umana – a peccare di ottimismo e di estrema fiducia.

Disponibilità

La percezione riguardo ciò che ci circonda è da sempre veicolata dalle nostre esperienze: ed è per questo che chi vive nel Pacifico ritiene molto più probabile e concreta la possibilità di rischiare la vita di fronte a uno tsunami che per via di una valanga. Ecco l’euristica della disponibilità: tendiamo a leggere la realtà e i rischi che si nascondono nelle sue pieghe in base a quanto facilmente ci viene in mente un esempio concreto di quanto si possano abbattere sulla nostra vita.

Questo tipo di euristica potrebbe declinarsi in due sotto-categorie più precise: l’accessibilità e la rilevanza. Come detto in apertura di paragrafo, se abbiamo vissuto in prima persona un terremoto molto forte, riterremo che la nostra vita possa essere a repentaglio da un evento simile molto più rispetto a chi ne ha sempre solo sentito parlare al telegiornale: questo fa proprio riferimento all’accessibilità. Collegata ad essa, c’è anche la tendenza a ricordare e ad essere spaventati più facilmente da particolari vividi, quelli che solitamente ci depistano dall’effettiva probabilità che una catastrofe naturale possa realmente minacciare la nostra incolumità . Per questo motivo anche noi europei siamo molto spaventati dagli uragani e dalla loro potenza devastante, quando invece non ci angoscia troppo pensare come sia venti volte più frequente morire per un “banale” attacco d’asma che per un tornado.

Un’euristica come quella che abbiamo appena illustrato, capace di alterare in maniera determinante la percezione del rischio, ha risvolti facilmente immaginabili se la si applica su grande scala: si pensi alla politica. Invece di occuparsi di pericoli concreti e molto più stringenti, spesso si tenta di puntare quelle che in quel determinato periodo storico rappresentano le paure più diffuse tra le persone comuni. Ed è così che oggi in Europa e in America si parla di invasione in riferimento a migranti e profughi, puntando così a far breccia nell’elettorato prendendolo per “la pancia” e non con la testa. I nudge possono essere un buon metodo per toccare le corde giuste e veicolare un’idea più fattuale della realtà.

Ottimismo

Legata alla distorsione dei rischi in cui si incorre durante la vita, c’è sicuramente l’abitudine a confidare su un ottimismo eccessivo: Thaler e Sunstein, autori del famoso volume sui Nudge, riportano un esempio davvero lampante che dimostra come solitamente siamo portati a considerarci più portati al successo rispetto ai nostri pari. Tenendo conto di un tasso di fallimento del 50% per imprese appena nate, a un gruppo di neo-imprenditori coinvolti in uno studio, erano state chieste le seguenti domande: “Quale pensate sia la probabilità di successo di un’impresa come la vostra?” e ” Quale pensate sia la vostra?”. Ebbene, “50%” è stata la risposta più frequente alla prima domanda, mentre “90%” quella per la seconda.

Perché parteciperemmo alle lotterie se non fossimo incurabili ottimisti, perché continueremmo a fumare se non fossimo convinti di scamparla da una malattia ai polmoni, nonostante le possibilità di contrarla siano molto molto alte?

In questo caso, è molto probabile che un nudge sia molto utile a coloro che, inconsciamente, si ostinano a pensare di schivare i rischi sottovalutando azioni preventive che possano annullarli del tutto.

Ti sei perso i nostri articoli sul nudge? Recuperali qui:

  1. A lezione di nudging: Cos’è la spinta gentile
  2. Planning fallacy, inerzia, applicazioni behavioural
  3. Framing e Anchoring

Fonti:

Nudge, R. Thaler, C. Sunstein, Feltrinelli, 2008