{"id":701,"date":"2019-01-18T11:47:09","date_gmt":"2019-01-18T11:47:09","guid":{"rendered":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/?p=701"},"modified":"2020-02-17T16:50:18","modified_gmt":"2020-02-17T16:50:18","slug":"food-settore-social-engagement-neuromarketing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/2019\/01\/18\/food-settore-social-engagement-neuromarketing\/","title":{"rendered":"Come cambia il settore Food tra social, engagement e neuromarketing"},"content":{"rendered":"<p>Non pi\u00f9 soltanto qualcosa da buttar gi\u00f9 per riempire lo stomaco: tra game show su ristoranti ambiziosi e chef in erba, social network devoti a impiattamenti curati al dettaglio <span style=\"text-decoration: line-through;\">e<\/span> la riscoperta del bio, dei prodotti a km zero, del contadino che vende le verdure del suo orto, di sapori antichi e sempre meno mainstream,<strong> il cibo si \u00e8 da tempo trasformato in qualcosa di pi\u00f9 complesso di ci\u00f2 che mettiamo nel carrello della spesa<\/strong>.<\/p>\n<p>Quando si parla di \u201cfood\u201d \u2013 o meglio, di<strong> Food and Beverage<\/strong> \u2013 oggi si fa riferimento alla cultura che sta dietro al piacere estetico e percettivo che un determinato piatto porta con s\u00e9: ma, ovviamente, ci si riferisce anche ai <strong>trend, ai ricavi e al tipo di comunicazione<\/strong> che un settore, su cui c\u2019\u00e8 sempre pi\u00f9 attenzione e competizione, genera. Un discorso che riguarda soprattutto il cambio di paradigma di informazione generato dai social media e dal rapporto che le nuove generazioni \u2013 non pi\u00f9 i consumatori di domani, ma di oggi \u2013 hanno con il cibo. Oltre ad avere implicazioni sociali e culturali, questo nuovo punto di vista non pu\u00f2 che influenzare anche le strategie di marketing e di comunicazione.<\/p>\n<p><strong>User generated content come cassa di risonanza<\/strong><\/p>\n<p>Si prenda per esempio l\u2019esplosione, conseguente alla crescita esponenziale di social votati a contenuti visivi come <strong>Instagram o Pinterest<\/strong>, della condivisione di foto di piatti, dai pi\u00f9 semplici ai pi\u00f9 elaborati, con l\u2019hashtag <strong>#foodporn<\/strong>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dovrebbe interessarmi sapere cosa mangiano il mio amico o Chiara Ferragni?, potreste dire voi. Eppure a quanti, magari durante una cena in un ristorante stellato, viene ormai naturale <strong>estrarre lo smartphone dalla propria tasca e fare una foto<\/strong> a ci\u00f2 che si ha nel piatto? Anche se per una condivisione privata, tra amici o in famiglia, quella foto segue lo stesso meccanismo che impazza sui social.<\/p>\n<p>La chiave \u00e8 proprio nella parola \u201ccondivisione\u201d che s\u00ec, ormai \u00e8 il mantra dell\u2019era iperconnessa, ma trova radici pi\u00f9 profonde, almeno per quanto riguarda il cibo. Preparare un piatto visivamente bello e buono all\u2019assaggio non basta pi\u00f9: ai complimenti dei commensali ospiti, si va alla ricerca del rispetto e, perch\u00e9 no, della innocente invidia dei nostri follower perch\u00e9 ci\u00f2 che stiamo mangiando \u00e8 in <strong>realt\u00e0 una vera e propria esperienza<\/strong>, di cui \u201cconcediamo\u201d un assaggio virtuale. Un po\u2019 come, un tempo, si raccontava del pranzo della domenica dalla nonna, facendo venire l\u2019acquolina in bocca a chi non era presente alla tavola imbandita a festa: d\u2019altronde, almeno in Italia, quale migliore rituale di condivisione pu\u00f2 esserci se non lo stare a tavola insieme?<\/p>\n<div id=\"attachment_705\" style=\"width: 864px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-705\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-705 size-full\" src=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design.jpg\" alt=\"\" width=\"854\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design.jpg 854w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-300x169.jpg 300w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-768x432.jpg 768w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-552x310.png 552w\" sizes=\"(max-width: 854px) 100vw, 854px\" \/><p id=\"caption-attachment-705\" class=\"wp-caption-text\">Alcuni esempi di post con hashtag Food Porn<\/p><\/div>\n<p>Ecco spiegato perch\u00e9 il <strong>63%<\/strong> di chi ha tra i tredici e i trentadue anni ha dichiarato di <strong>aver postato la foto di cibo almeno una volta nella vita<\/strong>, secondo una<a href=\"https:\/\/www.marketingjournal.it\/ricerca-ypulse-abitudini-gen-z-millennial-rapporto-mondo-food\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> ricerca di YPulse<\/a>: un dato da non sottovalutare, specie se si considera che solo il 47% della stessa categoria di riferimento condivide con i propri follower immagini di ci\u00f2 che ha appena acquistato. Fotografare il cibo, secondo uno studio, aumenterebbe anche in maniera esponenziale <strong>la qualit\u00e0 dell\u2019esperienza culinaria<\/strong> che stiamo vivendo.<\/p>\n<p>Questo fenomeno offre spunti di riflessione interessanti su come il settore F&amp;B potrebbe utilizzare &nbsp;il desiderio di far sfoggio di ci\u00f2 che si mangia. Per esempio, il forte potere comunicativo e attrattivo delle immagini dimostra quanto la creazione di contenuti esteticamente belli e invitanti possa garantire una visibilit\u00e0 e una brand equity molto maggiore nei confronti dei propri clienti\/utenti, dando percezione di alta qualit\u00e0. Il fattore \u201cvisual\u201d \u00e8 ormai uno dei must del food marketing.<\/p>\n<div id=\"attachment_704\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-704\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-704 size-medium\" src=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Unicorn-Frappuccinos-300x300.jpg\" alt=\"unicorno\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Unicorn-Frappuccinos-300x300.jpg 300w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Unicorn-Frappuccinos-150x150.jpg 150w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Unicorn-Frappuccinos-768x768.jpg 768w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Unicorn-Frappuccinos-552x552.jpg 552w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Unicorn-Frappuccinos.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-704\" class=\"wp-caption-text\">Il frappuccino unicorno di Starbuck&#8217;s<\/p><\/div>\n<p>Lo dimostra il successo clamoroso che il <strong>frappuccino \u201cunicorno\u201d<\/strong> di Starbucks ha registrato dal suo lancio, nella primavera 2017: un prodotto pi\u00f9 da guardare o fotografare che da bere. I suoi colori irresistibili hanno vinto sul gusto della bevanda, definita da molti zuccherata all\u2019inverosimile (si dice che un bicchiere contenesse circa il corrispettivo di quindici cucchiaini di zucchero). Starbucks ha comunque approfittato per mesi di<strong> un flusso continuo di promozione<\/strong>, creata autonomamente dai suoi stessi clienti, coinvolgendo attivamente i giovanissimi avventori, incitandoli a inviare feedback all\u2019azienda durante tutto il periodo di promozione del frappuccino. Un dettaglio importante, specie se si considera che i giovani sono spesso disponibili a farsi molto trascinare dalle social community riguardo alle scelte in ambito food.<\/p>\n<p><strong>Gen Z e Millennial: tutta una questione di&#8230; coinvolgimento<\/strong><\/p>\n<p>Proprio il coinvolgimento attivo del consumatore \u00e8 un altro elemento da tenere a mente quando si crea una strategia di food marketing. Generazione Z e Millennial, secondo i sondaggi, nonostante la giovane et\u00e0, sono <strong>customer decisamente attenti<\/strong> a ci\u00f2 che comprano e a come lo fanno, ma si lamentano di essere poco ascoltati e di non essere presi troppo sul serio dai grandi brand. Osservare i loro comportamenti d\u2019acquisto, per\u00f2, pu\u00f2 suggerire interessanti trend.<\/p>\n<p>Secondo i dati raccolti dall\u2019<strong>Osservatorio PwC<\/strong>, quando si tratta di scegliere su quale brand riporre fiducia, per i giovani la <strong>qualit\u00e0<\/strong> diventa una componente decisiva nella valutazione d\u2019acquisto (76% per i Millennial, 78% per la Generazione Z), cos\u00ec come la<strong> sostenibilit\u00e0<\/strong> del marchio (73% e 76% rispettivamente). Per poter disporre di un prodotto che risponde alle proprie esigenze, il target di riferimento si \u00e8 dimostrato disponibile a pagare anche il 20% in pi\u00f9 rispetto a un prezzo considerato normale o escludere dalle proprie scelte prodotti mainstream.<\/p>\n<p>Un trend che i grandi brand di F&amp;B hanno seguito con attenzione, facendolo presto loro. Proprio perch\u00e9 i giovanissimi si dimostrano consumatori attenti, non deve stupire il fatto che il <strong>56% della Generazione Z e il 49% dei Millennial legga minuziosamente le etichette di un prodotto<\/strong> e che, abbastanza spesso, proprio da esse si faccia convincere.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, come le neuroscienze ci insegnano, non sono solo le informazioni dettagliate a smuovere il consumatore: colori, forme e messaggi sono altrettanto cruciali per favorire o meno un eventuale acquisto. Il <strong>neuromarketing<\/strong>, infatti, \u00e8 uno strumento che pu\u00f2 dire la sua anche in questo ambito: studiando e comprendendo la percezione e le aspettative delle persone, \u00e8 possibile intessere un rapporto profondo, che si fonda su associazioni implicite ed emozioni, fattori che spesso, specie per quanto riguarda il cibo, rappresentano una leva importante.<\/p>\n<p>Ad esempio, se l\u2019aroma di un dolce ci ricorder\u00e0 qualcosa che consumavamo durante la nostra infanzia, \u00e8 molto probabile che ne riceveremo &nbsp;immediatamente un\u2019<strong>impressione positiva<\/strong>, quasi un desiderio nostalgico di averlo per poter tornare, almeno tramite i sensi, indietro nel tempo. Resistere a un prodotto che ci parla cos\u00ec nel profondo non \u00e8 cos\u00ec semplice.<\/p>\n<p><strong>Fonti:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.insidemarketing.it\/food-porn-condivisione-foto-cibo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/www.insidemarketing.it\/food-porn-condivisione-foto-cibo\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/blog.codencode.it\/food-marketing-non-e-il-cibo-che-fa-la-differenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/blog.codencode.it\/food-marketing-non-e-il-cibo-che-fa-la-differenza\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"post-excerpt\">Dalla componente visual padrona della scena ai trend su si basano le scelte d&#8217;acquisto, analizziamo come cambia il F&amp;B al tempo dei user generated content<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1135,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[8],"tags":[158,159,14,62,160],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/igor-miske-bsMFZ1957Zg-unsplash.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/701"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=701"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/701\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1136,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/701\/revisions\/1136"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1135"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=701"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=701"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=701"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}