{"id":695,"date":"2019-01-08T16:03:24","date_gmt":"2019-01-08T16:03:24","guid":{"rendered":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/?p=695"},"modified":"2019-01-09T07:57:47","modified_gmt":"2019-01-09T07:57:47","slug":"piccante-piacevole-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/2019\/01\/08\/piccante-piacevole-dolore\/","title":{"rendered":"Il &#8220;piacevole&#8221; dolore del piccante"},"content":{"rendered":"<p>Occhi che lacrimano senza sosta, la fronte che inizia a grondare di sudore, vampate di calore che quasi soffocano e chiudono la gola. Anche i pi\u00f9 sfegatati fan del <strong>piccante<\/strong> non potranno negare che le sensazioni che si provano dopo aver assaggiato un peperoncino habanero o un cucchiaino di wasabi siano tutt\u2019altro che piacevoli. Eppure, invece di smettere di mangiarli, eccoci <strong>a volerne ancora e ancora.<\/strong><\/p>\n<p>Come si spiega questo strano fenomeno? Come mai il nostro non conscio ci porta a desiderare spezie e sapori che ci fanno, anche solo per poco, soffrire?<\/p>\n<p><strong>L\u2019impatto dei cibi sul nostro corpo<\/strong><\/p>\n<p>Ormai da <strong>cinquecento anni<\/strong> in Europa, Asia, Medio Oriente il peperoncino ha fatto l\u2019ingresso nelle abitudini alimentari a quasi tutte le latitudini. Invece di rifuggire un cibo esotico e che fa letteralmente bruciare qualsiasi piatto, arrivato da quell&#8217;America Centrale a quei tempi ancora poco esplorata e misteriosa, la gente se ne innamor\u00f2 immediatamente, chiedendone sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Un comportamento davvero strano, ma non inusuale, almeno secondo <strong>Paul Rozin<\/strong>, professore di psicologia dell\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania. Sono diversi, infatti, cibi e bevande che pur avendo sapori, odori e colori tutto tranne che invitanti hanno riscontrato un successo senza precedenti. Un esempio? Il <strong>caff\u00e8<\/strong>: quanti rinuncerebbero a una tazzina d\u2019espresso la mattina, nonostante le sue note amare e decise?<\/p>\n<p>Il segreto del successo del caff\u00e8, cos\u00ec come quello del peperoncino, \u00e8 l\u2019impatto che assaggiarli ha sul nostro corpo, spiega Rozin. I nostri<strong> recettori sensoriali<\/strong> legati al <strong>gusto<\/strong> \u2013 dolce, salato, amaro, piccante, aspro \u2013 per millenni ci hanno guidato nella scelta del cibo, favorendo la nostra sopravvivenza. Ogni volta che la nostra bocca entra in contatto con un alimento o una bevanda, questi recettori inviano segnali molto distinti al cervello, determinando i nostri gusti in fatto di alimentazione. Ma questi non sono gli unici strumenti che il nostro corpo ha per definire ci\u00f2 che stiamo assaporando: la lingua ha infatti recettori dedicati <strong>alla temperatura, al dolore, alla pressione<\/strong>, tutti elementi che permettono di definire in maniera decisa l\u2019esperienza di gusto. Se per\u00f2 ci sono alimenti che, per via del loro sapore \u201csoft\u201d, non stimolano vigorosamente i nostri recettori, ne esistono altri che invece si divertono a stuzzicare il nostro cervello, proprio come fa il caff\u00e8, dandoci quella scossa di energia capace di fornirci la spinta giusta per continuare la giornata.<\/p>\n<p><strong>Il potere della capsaicina<\/strong><\/p>\n<p>Tra gli alimenti piccanti capaci di confondere il cervello, chiamati \u201c<strong>brain deceiving foods<\/strong>\u201d, c\u2019\u00e8 il tabasco: in particolare, ad attrarre l\u2019attenzione degli scienziati \u00e8 la <strong>capsaicina<\/strong>, molecola presente nella famosa salsa messicana e in tantissimi cibi che, solitamente, si fanno riconoscere per la loro piccantezza. Avete presente quando, dopo aver tagliato un peperoncino, inavvertitamente ci si tocca gli occhi ed essi, puntualmente, cominciano a bruciare? Questa reazione chimica \u00e8 provocata proprio dalla capsaicina, molecola inodore e insapore che, a contatto con la nostra pelle, <strong>scatena irritazioni, dolori e bruciore.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-697\" src=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-2.jpg\" alt=\"piccante capsaicina\" width=\"854\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-2.jpg 854w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-2-300x169.jpg 300w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-2-768x432.jpg 768w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-2-552x310.png 552w\" sizes=\"(max-width: 854px) 100vw, 854px\" \/><\/p>\n<p>La ragione per cui ci ostiniamo a mangiare cibi piccanti \u00e8 da imputare proprio a molecole come la capsaicina: quando il tabasco entra in contatto con i recettori della nostra bocca, mandandola letteralmente a fuoco, il cervello interviene per compensare il dolore con neurotrasmettitori appositi. La capsaicina si ancora a un recettore delle cellule nervose chiamato <strong>TRPV1<\/strong>, che solitamente si attiva quando ci troviamo esposti a temperature molto calde: <strong>la molecola \u201cpiccante\u201d gioca quindi con il nostro cervello<\/strong>, facendogli credere che il nostro corpo abbia davvero toccato o sia vicino a un oggetto incandescente. Le cellule nervose segnalano quindi un pericolo al cervello, che reagisce di conseguenza rilasciando <strong>endorfine<\/strong>, le molecole \u201cbenefiche\u201d che solitamente servono ad alleviare il dolore.<\/p>\n<p>Secondo gli scienziati, il piccante scatena nella nostra bocca una specie di falso allarme, che induce un rilascio di endorfine maggiore di quelle che il nostro palato danneggiato necessiterebbe. Questo d\u00e0 il via a una reazione opposta a quella iniziale, in cui <strong>le endorfine agiscono sul nostro umore<\/strong> rendendoci quasi euforici, facendoci percepire il piccante non pi\u00f9 come doloroso, ma come qualcosa di piacevole. Meccanismi simili sono stati osservati anche durante il consumo di altre spezie molto diffuse, capaci di aumentare il livello di sostanze neurochimiche benefiche nel nostro corpo e rendendoci di conseguenza pi\u00f9 felici. Questo fenomeno \u00e8 stato definito la<strong> desensibilizzazione da capsaicina<\/strong>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che i peperoncini, nella cultura popolare, siano stati spesso usati come rimedio contro dolori di diversa origina: i benefici portati dalla capsaicina al nostro corpo non sono passati inosservati nemmeno alla medicina moderna, tanto che oggi diverse creme contro dolori muscolari, artrite o contusioni contengono questa molecola.<\/p>\n<p><strong>Un dolore \u201cpiacevole\u201d e salutare<\/strong><\/p>\n<p>Oltre a renderci non consciamente pi\u00f9 felici, sembra che il piccante sia anche un toccasana per la nostra salute. Uno studio apparso recentemente sul<strong> British Medical Journal<\/strong> ha tracciato la dieta di 485mila adulti cinesi, stabilendo che chi consuma pi\u00f9 frequentemente cibi piccanti tende ad essere pi\u00f9 in forma, nonch\u00e9 pi\u00f9 longevo. Lo studio ha coinvolto volontari tra i trenta e i settantanove anni durante sette anni e i risultati, nello specifico, si sono dimostrati molto interessanti. Chi mangia cibo \u201chot and spicy\u201d due volte alla settimana, ha registrato un<strong> 10% in meno di rischio di mortalit\u00e0<\/strong>, mentre \u00e8 stato osservato che mangiare piccante dalle tre alle cinque volte a settimana riduce drasticamente i rischi di ischemia e patologie cardiache, cos\u00ec come quelli di insufficienze respiratorie e persino di contrarre il cancro. Anche in questo caso, alla base di tutto potrebbe esserci la capsaicina, con le sue grandi e ormai dimostrare capacit\u00e0 anti-infiammatorie.<\/p>\n<p>Insomma, sembra proprio che non ci sia motivo di evitare il \u201cpiacevole\u201d dolore del piccante: teniamolo a mente quando ci faremo tentare dal men\u00f9 del ristorante messicano dietro casa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"post-excerpt\">Ecco perch\u00e9 non riusciamo a farne a meno anche se a volte soffriamo mangiandolo<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":696,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[8],"tags":[157,62,156],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2019\/01\/Untitled-design-1.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/695"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=695"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/695\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/696"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=695"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=695"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=695"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}