{"id":679,"date":"2018-12-10T11:23:56","date_gmt":"2018-12-10T11:23:56","guid":{"rendered":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/?p=679"},"modified":"2019-01-18T11:50:54","modified_gmt":"2019-01-18T11:50:54","slug":"aumentare-donazioni-ispirandosi-nudging-caso-unicef","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/2018\/12\/10\/aumentare-donazioni-ispirandosi-nudging-caso-unicef\/","title":{"rendered":"Aumentare le donazioni ispirandosi al nudging: il caso UNICEF"},"content":{"rendered":"<p>Se dire <strong>la cosa giusta al momento giusto<\/strong> \u00e8 una componente fondamentale per raggiungere un obiettivo, altrettanto cruciale \u2013 se non di pi\u00f9, al giorno d\u2019oggi \u2013 \u00e8 <strong>il modo<\/strong> in cui scegliamo di esporla, specie in un mondo in cui, in ogni momento, siamo sommersi da una quantit\u00e0 incalcolabile di messaggi. Lo dimostra una interessante case history dedicata alle\u00a0<strong>behavioural economics<\/strong> e, in particolare, al potere del linguaggio nella comunicazione.<\/p>\n<p>Un potere che <strong>Unicef<\/strong>, intenzionato ad aumentare mensilmente il tasso di donazioni regolari del 28% in Australia, nel 2016 ha voluto analizzare e comprendere, affidandosi all\u2019agenzia <strong>Bohemia Group<\/strong> per far breccia nel cuore degli australiani, popolo s\u00ec molto attento alle donazioni, ma per cui \u00e8 estremamente importante che le cause per cui dona siano legate alla propria Nazione. Non \u00e8 un caso, infatti, che in questo Paese un colosso del fundraising come Unicef occupi soltanto la <strong>ventinovesima posizione<\/strong> per donazioni, stando ai dati di ProBono Australia.<\/p>\n<p>Un dato non certo entusiasmante, specie se si considera che l\u2019<strong>80,8%<\/strong> degli adulti australiani dona regolarmente ogni anno, raggiungendo una cifra globale che si aggira attorno ai 12 miliardi e mezzo di dollari devoluti in beneficienza. La popolazione australiana ha dimostrato, negli anni, di essere pi\u00f9 disponibile a donare al Fondo delle Nazioni Unite per l\u2019infanzia in occasione di <strong>disastri ambientali o umanitari<\/strong>. A Unicef, proprio a fronte di questo trend, serviva un escamotage per comunicare meglio a una audience su cui evidentemente non riuscivano a fare presa campagne dedicate a progetti nel resto del Mondo.<\/p>\n<p>Bohemia Group, partendo dall&#8217;estrema sensibilit\u00e0 degli australiani nei confronti delle situazioni d\u2019emergenza o dei disastri, ha compreso che il problema di fondo fosse legato al <strong>framing<\/strong> con cui si inquadravano la povert\u00e0, la guerra e la fame che attanagliano ogni giorno i bimbi di cui si occupa Unicef. Bisognava sottolineare come il disastro, per chi non si pu\u00f2 difendere, sia quotidiano. I numeri a riguardo parlano chiaro: nel mondo <strong>muoiono 12 bambini al minuto<\/strong>, 720 in un\u2019ora, 17.240 ogni giorno.<\/p>\n<p>Ma come inquadrare nel modo giusto il problema? Bohemia si \u00e8 affidata alle scienze comportamentali, utilizzando e testando l\u2019efficacia del <strong>behavioural nudge<\/strong>, la cosiddetta \u201cspinta gentile\u201d che porta le persone ad agire in un certo modo. L\u2019agenzia ha allora pianificato il lancio, tramite social media, di una campagna di test con otto copy contenenti altrettanti nudge: l\u2019esperimento consisteva nel confronto tra i \u201c<strong>nudging copies<\/strong>\u201d e quelli tradizionali, sottoposti entrambi a un\u2019audience di possibili donatori su Facebook nel corso di un anno.<\/p>\n<p>Gli 8 copy sottoposti rispondevano ai seguenti nudge:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Gain frame<\/strong>, o frame di guadagno: \u201cAiutaci a salvare una vita\u201d<\/li>\n<li><strong>Loss frame<\/strong>, o frame di perdita: \u201cOgni minuto muoiono 12 bambini\u201d<\/li>\n<li><strong>Reciprocit\u00e0<\/strong>: \u201cSe il tuo bambino avesse bisogno di aiuto, chiederesti donazioni?\u201d<\/li>\n<li><strong>Norma sociale<\/strong>: \u201cQuattro australiani su dieci donano regolarmente\u201d<\/li>\n<li><strong>Disclosure<\/strong>, o scoperta: \u201cPer ogni dollaro donato, 90 centesimi vanno a un bambino bisognoso\u201d<\/li>\n<li><strong>Pre-impegno<\/strong>: \u201cImpegnati a donare regolarmente attraverso piccoli step\u201d<\/li>\n<li><strong>Intenzione di azione<\/strong>: \u201cStai pensando di vaccinare tuo figlio?\u201d<\/li>\n<li><strong>Influenza euristica<\/strong>: \u201cSu 100 bambini, 10 possono morire per cause prevenibili\u201d<\/li>\n<\/ul>\n<p>I risultati dell\u2019esperimento sono stati sbalorditivi.<\/p>\n<p>A fronte di un volume pressoch\u00e9 identico di impression tra il gruppo di controllo \u2013 esposto ai copy \u201ctradizionali\u201d usati da Unicef \u2013 e quello a cui venivano sottoposti i nudging copies, i secondi hanno registrato un clamoroso <strong>+128% di donazioni mensili<\/strong>, nonch\u00e9 un +148% di click sulle campagne Unicef su Facebook e un +108% di tasso di click sul link che portava alla pagina del sito per donare. Numeri incredibili, specie se si tiene conto che l\u2019obiettivo auspicato da Unicef per l\u2019aumento di donazioni si era fermato al solo 28%.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-681\" src=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/12\/120380f03.gif\" alt=\"nudging copy vs control group\" width=\"842\" height=\"322\" \/><\/p>\n<p>Questa case ci illumina sull&#8217;importanza di valutare correttamente <strong>il contesto in cui si vuole veicolare il proprio messaggio<\/strong>: le intenzioni possono essere anche nobili, come quelle di Unicef per esempio, ma senza il tono di voce, le parole e i dati giusti, il nostro messaggio potrebbe non performare come ci siamo prefissati. Risulta imprescindibile soprattutto a fronte di una campagna sui social network, <strong>ritagliare la propria comunicazione in base alla propria audience di riferimento.<\/strong><\/p>\n<p>Fonti:<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.warc.com\/content\/article\/UNICEF_Nudging_audiences_out_of_compassion_fatigue_and_into_action\/120380\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">WARC<\/a><\/p>\n<p>Credits immagini: WARC\/Bohemia Group\/Unicef<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"post-excerpt\">Tutta una questione di linguaggio: trovare un tono di voce e un contesto corretto sono ingredienti fondamentali per far passare il proprio messaggio<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":680,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[6],"tags":[47,154,155,153],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/12\/Untitled-design-5.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/679"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=679"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/679\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/680"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=679"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=679"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=679"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}