{"id":410,"date":"2016-03-10T08:41:59","date_gmt":"2016-03-10T08:41:59","guid":{"rendered":"http:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/?p=410"},"modified":"2018-10-08T15:39:49","modified_gmt":"2018-10-08T15:39:49","slug":"esperienza-interattiva-intervista-simone-rebaudengo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/2016\/03\/10\/esperienza-interattiva-intervista-simone-rebaudengo\/","title":{"rendered":"Come si progetta un&#8217;esperienza interattiva: intervista a Simone Rebaudengo"},"content":{"rendered":"<p>Probabilmente adesso starai leggendo tramite un dispositivo connesso, che alle volte ti tiene incollato al suo schermo e altre volte ti fa esasperare. Non importa se stai utilizzando un iPhone in metro o il tuo vecchio laptop seduto comodamente in un bar,\u00a0<strong>ogni oggetto, servizio o spazio che utilizziamo quotidianamente prevede un\u2019interazione<\/strong>\u00a0con l\u2019utente che, se progettata bene, render\u00e0 l\u2019esperienza memorabile.<\/p>\n<p>L\u2019interaction designer si occupa di questo, e con la diffusione dell\u2019Internet of Things e degli oggetti intelligenti questa figura sar\u00e0 sempre pi\u00f9 fondamentale all\u2019interno delle aziende.<\/p>\n<p><strong>Simone Rebaudengo<\/strong>\u00a0\u00e8 senior interaction designer presso Frog Design a Shanghai. \u00c8 partito dal Politecnico di Torino, si \u00e8 spostato per alcuni anni in Europa e adesso \u00e8 giunto in estremo oriente. Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti per i suoi progetti e insegna &#8220;Secret Life of Objects&#8221;\u200b a Copenhagen. Lo abbiamo contattato per guidarci nell\u2019esplorazione di questa disciplina emergente.<\/p>\n<p><img src=\"http:\/\/www.ottosunove.com\/medias\/2016\/ottosublog-process.png\" alt=\"ottosublog-process\" \/><\/p>\n<p><strong>1. Simone, quali metodi e strumenti sono necessari per studiare il comportamento, le relazioni con lo spazio, le piattaforme, la cultura e l&#8217;esperienza? Ci spieghi il processo dietro la costruzione di un progetto interattivo?<\/strong><\/p>\n<p>Gran parte del lavoro di un interaction designer sta nel costruire e progettare una relazione che una persona pu\u00f2 avere con un prodotto, un servizio o anche uno spazio\/installazione. Ci sono un sacco di aspetti da dover curare: la comprensione iniziale, il dialogo, la costruzione della fiducia e anche qualche sorpresa qua e l\u00e0. Per fare ci\u00f2\u00a0<strong>bisogna conoscere l\u2019utente immergendosi nel contesto di utilizzo<\/strong>. Facciamo spesso ricerca sul campo sia osservando che intervistando le persone per ottenere insight che vanno al nocciolo dell\u2019esperienza o problematica con un oggetto. Successivamente si proietta nel futuro l\u2019esperienza che si vuole ottenere, a volte in teoria, costruendo customer journey e definendo principi dell\u2019esperienza, a volte pi\u00f9 in pratica iterando direttamente con tecnologia, materiali e sketch.<\/p>\n<p>Dipende molto dal tipo di progetto, \u00e8 un po\u2019 come progettare un edificio ma in uno spazio digitale. Bisogna mappare le funzioni, definire come le persone navigano tra le \u201cstanze\u201d digitali creando degli indizi o segnali, progettare alcuni momenti di stupore oppure altri puramente funzionali, e infine tirare su il tutto in modo che funzioni con l\u2019infrastruttura (in questo caso il codice) e aggiungere tutti i dettagli interni.\u00a0<strong>Pi\u00f9 un prodotto \u00e8 evoluto e intelligente, pi\u00f9 bisogna progettare anche il comportamento del prodotto stesso<\/strong>. Quale carattere ha, che informazioni ha a disposizione, che logica sta dietro alle sue scelte. A volte nascondiamo il tutto dietro il termine smart, ma c\u2019\u00e8 un mondo di scelte fatte a livello computazionale che determinano l\u2019esperienza finale che una persona ha con un oggetto. Questo diventer\u00e0 sempre di pi\u00f9 il materiale che si progetter\u00e0 oltre a bottoni e manopole: comportamenti umani e anche computazionali.<\/p>\n<p><img class=\"aligncenter\" src=\"http:\/\/www.ottosunove.com\/medias\/2016\/ottosublog-interaction-design.jpg\" alt=\"ottosublog interaction design\" \/><\/p>\n<p><strong>2. A proposito di esperienza e relazione con lo spazio, in che modo l\u2019interaction design pu\u00f2 essere applicato al mondo del consumo, e quindi al retail design?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019interaction design non \u00e8 legato solo agli schermi, gran parte del nostro lavoro sta nel capire, interpretare e re-immaginare l\u2019esperienza di una persona non solo con oggetti singoli ma anche con sistemi complessi o spazi. A volte capita di dover progettare un\u2019esperienza in un negozio come un\u2019installazione interattiva che funge un po\u2019 da sorpresa e diletto. Altre volte invece lavoriamo su tutta l\u2019esperienza,\u00a0<strong>il flusso da quando una persona entra in un negozio, cosa vede, come sceglie, prova, paga<\/strong>, ma anche potenzialmente come il tutto sia uniforme anche con il lato digitale e online.<\/p>\n<p>Il Service design \u00e8 una disciplina che progetta questi flussi attraverso diversi touchpoint. A volte come Interaction designer ti trovi a essere pi\u00f9 service designer, ma personalmente non vedo divisioni cosi rigide. Oggi con sempre pi\u00f9 tecnologia che straborda dagli schermi ed entra in oggetti e spazi comuni (RFID, Face Recognition, ecc.),\u00a0<strong>un negozio \u00e8 uno spazio misto, fisico e digitale allo stesso tempo,<\/strong>\u00a0che va progettato capendo sia il flusso di persone che quello di dati.<\/p>\n<p><strong>3. Una tua frase ha attirato la nostra attenzione: \u201cnon bisogna produrre oggetti di successo, ma oggetti che con successo possono essere amati\u201d. In che modo \u00e8 possibile raggiungere questo obiettivo?<\/strong><\/p>\n<p>Il sogno di molti designer \u00e8 quello di progettare prodotti che vengano amati e diventino compagni di vita. I prodotti di Dieter Rams per Braun hanno un valore che va oltre il loro utilizzo e sono stati progettati per rimanere nel tempo, sia a livello materiale che a livello di linguaggio e comprensione. Bench\u00e9 amato, l\u2019iPhone \u00e8 progettato per deperire e essere intoccabile dall\u2019utente finale dopo 3 anni.\u00a0<strong>Oggi la velocit\u00e0 di entrare sul mercato conta pi\u00f9 della qualit\u00e0 del prodotto<\/strong>, e il comprare o fare un upgrade \u00e8 pi\u00f9 comune rispetto al riparare. Misuriamo startup e nuovi prodotti in base a quanto investimento riescono a racimolare da venture philanthropy, e non come il loro prodotto impatti la vita di una persona, come la supporti oltre il \u201cwow\u201d iniziale. In qualche modo il successo sembra misurato sulla facciata pi\u00f9 che sulla sostanza. \u201cFail fast!\u201d \u00e8 il motto che viene da Silicon valley, ma magari una filosofia \u201cslow\u201d come nel cibo pu\u00f2 essere pi\u00f9 adatta per un futuro sostenibile.<\/p>\n<p><img title=\"ottosublog toaster\" src=\"http:\/\/www.ottosunove.com\/medias\/2016\/ottosublog-toaster.jpg\" alt=\"ottosublog toaster\" \/><\/p>\n<p><strong>4. Nel tuo progetto premiato \u201cAddicted products\u201d hai connesso un tostapane smart in un network di altri oggetti, pensando che confrontandosi con gli altri suoi simili probabilmente si sarebbe sentito frustrato dall\u2019essere poco utilizzato. Hai quindi immaginato un servizio del futuro in cui gli oggetti smart non possono essere comprati ma solo ospitati dalle persone. A quali preziose conclusioni sei arrivato sul futuro degli oggetti connessi, o Internet of Things?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cAddicted Products\u201d \u00e8 un progetto di quasi 3 anni fa e rappresentava una visione critica del trend che invece si sta materializzando ora del \u201ctutto connesso e tutto smart\u201d. Molte di queste design fiction servono ad aprire discussioni sul futuro, su cosa vorremmo o non.\u00a0<strong>Il termine \u201csmart\u201d \u00e8 ormai utilizzato come nuovo label<\/strong>per definire un oggetto a cui viene appiccicato qualche sensore e qualche metodo di comunicazione radio con un\u2019app. Guardando su Kickstarter ci sono innumerevoli oggetti che fanno parte di questa categoria: bottiglie, calze e anche porta uova.<\/p>\n<p>Usma Haque, mio mentore del progetto, mi disse:\u00a0<strong>\u201cUn oggetto veramente smart in realt\u00e0 potrebbe fare cose che non ci aspettiamo, o con cui potremmo non essere d\u2019accordo\u201d<\/strong>. Questo mi ha spinto a guardare oltre al primo passo del \u201cconnettere\u201d, mi ha portato ad esplorare quale implicazioni emergono da una moltitudine di oggetti che parlano tra di loro e come la somma di questo network influenzi la vita di una persona. A volte magari in maniere inaspettate.<\/p>\n<p>Gran parte degli oggetti smart che ci sono oggi sembrano replicare cosa successe ai tempi dell\u2019elettrificazione: prima fu il \u201cwow\u201d che derivava dal flusso di elettricit\u00e0, ora quello dei dati.<\/p>\n<p>L\u2019efficienza \u00e8 il valore che sembra regnare, ma io spero in un futuro magari pi\u00f9 incasinato ma anche pi\u00f9 interessante.<\/p>\n<p><strong>5. Da chi, dove o come cerchi ispirazione per i tuoi lavori? Ci consigli qualche libro o sito\/blog?<\/strong><\/p>\n<p>Gran parte dei progetti nascono da discussioni con altre persone con cui collaboro (Matthieu Cherubini, Joshua Noble, Giorgio Olivero, Giovanni Innella) o che conosco in giro. Ci imbarchiamo nel distruggere mentalmente qualche presupposto e finiamo con domande del tipo \u201cma se ci fosse un mechanical turk invece che un algoritmo a controllare un venitlatore?\u201d, e poi ne tiriamo fuori un oggetto o una storia. Mi piace molto\u00a0<strong>partire da situazioni e oggetti comuni per poi trovare le complicazioni<\/strong>che derivano da nuovi trend, utilizzi e tecnologie.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i progetti e la qualit\u00e0 dei concetti, adoro i lavori di\u00a0<a href=\"http:\/\/nearfuturelaboratory.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Near Future Lab,<\/a>\u00a0<a href=\"http:\/\/www.superflux.in\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Superflux,<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"http:\/\/blog.bergcloud.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Berg<\/a>\u00a0che ha ormai chiuso. Ultimamente leggo molti corti di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fantascienza\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sci-fi,<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Climate_fiction\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cli-fi,<\/a>\u00a0come blog per la procrastinazione giornaliera invece guardo molto\u00a0<a href=\"http:\/\/www.creativeapplications.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Creative Applications<\/a>,\u00a0<a href=\"http:\/\/prostheticknowledge.tumblr.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Prosthetic Knowledge<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"http:\/\/motherboard.vice.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Motherboard<\/a>. Tutto il futuro in cui credo \u00e8 stato scritto gi\u00e0 da Douglas Adam in\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Guida_galattica_per_gli_autostoppisti_(romanzo)\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201cGuida galattica per autostoppisti\u201d<\/a>. Per capire le basi di tutto ci\u00f2 che \u00e8 interattivo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.dubberly.com\/articles\/what-is-interaction.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Dubberly<\/a>\u00a0\u00e8 un must, e per uscire al di fuori di cosa intendiamo per design oggi e guardare al futuro\u00a0<a href=\"https:\/\/mitpress.mit.edu\/books\/speculative-everything\" target=\"blank\">\u201cSpeculative Everything\u201d<\/a>\u00a0di Dunne e Raby.<\/p>\n<p>Intervista a\u00a0<a href=\"https:\/\/cn.linkedin.com\/in\/simonerebaudengo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Simone Rebaudengo<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"post-excerpt\">Abbiamo fatto una chiacchierata con Simone, interaction designer, per capire cosa si sta muovendo nell&#8217;ambito dell&#8217;Internet of Things<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":411,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[8],"tags":[24,116],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/Untitled-design-17.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/410"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=410"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/410\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/411"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=410"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=410"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=410"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}