{"id":3050,"date":"2024-06-26T10:02:06","date_gmt":"2024-06-26T10:02:06","guid":{"rendered":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/?p=3050"},"modified":"2024-06-26T10:02:07","modified_gmt":"2024-06-26T10:02:07","slug":"linfluenza-del-digitale-sulla-nostra-percezione-del-tempo-e-della-comunicazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/2024\/06\/26\/linfluenza-del-digitale-sulla-nostra-percezione-del-tempo-e-della-comunicazione\/","title":{"rendered":"L\u2019INFLUENZA DEL DIGITALE SULLA NOSTRA PERCEZIONE DEL TEMPO E DELLA COMUNICAZIONE"},"content":{"rendered":"\n<p>Da sempre il tempo \u00e8 strettamente connesso allo sviluppo della societ\u00e0 e la concezione che abbiamo di esso \u00e8 stata profondamente modificata con l\u2019avanzare del processo tecnologico e in particolare con l\u2019avvento del digitale.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza massiva dell\u2019uso del digitale e delle reti sociali nelle nostre vite ha avuto un impatto considerevole sulla percezione del tempo e sulla nostra capacit\u00e0 di misurarlo e di viverlo. L\u2019accelerazione che riguarda la maggior parte delle nostre azioni, come la necessit\u00e0 di condividere in tempo reale la nostra quotidianit\u00e0, comunicare costantemente e interagire con comunit\u00e0 online e persone fisicamente distanti da noi, ha fatto s\u00ec che la nostra percezione del tempo fosse s\u00ec oggettivamente pi\u00f9 precisa, ma soggettivamente pi\u00f9 accelerata. Secondo lo psicologo e docente di psicologia Philip Zimbardo, nell\u2019era digitale \u201cla tecnologia ha creato una specie di ossessione rispetto al tempo, un\u2019ossessione di breve respiro, legata all\u2019immediato presente e al futuro pi\u00f9 prossimo. Il nostro \u201cfuso orario\u201d individuale pu\u00f2 essere modificato dalla tecnologia perch\u00e9 essa accelera il nostro orologio interno rendendoci impazienti rispetto a tutto ci\u00f2 che richiede pi\u00f9 di pochi secondi per essere ottenuto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi due decenni, la digitalizzazione e l\u2019uso crescente dei social media hanno trasformato radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare. Questa rivoluzione digitale ha portato con s\u00e9 numerosi vantaggi, ma ha anche introdotto nuove sfide e nuovi interrogativi, tra cui un aumento del sentimento di urgenza e fretta nella nostra quotidianit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La digitalizzazione ha permesso una rapida evoluzione delle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione. Dagli anni &#8217;90 in poi, abbiamo assistito a un&#8217;esplosione di dispositivi digitali, internet ad alta velocit\u00e0 e, pi\u00f9 recentemente, alla diffusione capillare dei social media. Questi strumenti hanno reso il mondo pi\u00f9 connesso, abbattendo le barriere geografiche e permettendo una comunicazione istantanea su scala globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn e molte altre piattaforme hanno rapidamente guadagnato popolarit\u00e0, diventando parte integrante della nostra vita quotidiana. Secondo una statistica di Tridens Technology (1) nel 2024 ci sono pi\u00f9 di 5 miliardi di utenti con un profilo attivo sui diversi social network. Questa statistica \u00e8 destinata ad aumentare e si stima che nel 2027 il numero di users arriver\u00e0 a sfiorare i sei miliardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le imprese, i social media rappresentano una piattaforma fondamentale per promuovere prodotti e servizi, raggiungere nuovi clienti e interagire con il pubblico in modo diretto. La digitalizzazione ha inoltre aperto nuove strade per il commercio elettronico, permettendo alle aziende di espandersi oltre i confini tradizionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche all\u2019interno dell\u2019organizzazione del lavoro in azienda, soprattutto in seguito alla pandemia di Covid-19 che ha cambiato le carte in tavola dando spazio al lavoro da remoto e aumentando in modo esponenziale le piattaforme di streaming e video conferenze, la digitalizzazione ha sancito un cambio di paradigma importante.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli effetti delle videochiamate di Zoom sul cervello umano.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da una ricerca condotta presso l\u2019Universit\u00e0 di Yale dalla dottoressa e neuroscienziata Joy Hirsch e pubblicata sulla rivista Imaging neuroscience, (2) emergono interessanti risvolti riguardo le videochiamate, in particolare quelle effettuate tramite la piattaforma Zoom.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la ricerca, condotta su 28 adulti di diverse et\u00e0 e sesso, utilizzando strumenti come l\u2019EEG e l\u2019eye tracker, i sistemi sociali del cervello umano risultano essere pi\u00f9 attivi durante gli incontri reali rispetto a quelli su Zoom. Secondo la dottoressa Hirsch questo accade \u201cperch\u00e9, con la tecnologia attuale, le rappresentazioni online dei volti non sembrano avere lo stesso impatto sui circuiti neurali sociali del cervello, a differenza delle interazioni in presenza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>I risultati indicano chiaramente che le conversazioni in presenza presentano un aumento significativo dell\u2019attivit\u00e0 cerebrale in una zona nota come la regione dorsale-parietale. Durante tali interazioni, le onde cerebrali oscillano in modo theta, associato a una migliore elaborazione dei volti. Si \u00e8 osservato anche un tracciamento oculare pi\u00f9 prolungato e le pupille risultano generalmente pi\u00f9 dilatate durante l\u2019osservazione dei volti reali.<\/p>\n\n\n\n<p>Una possibile spiegazione riguarda le limitazioni delle attuali tecnologie di video-comunicazione. Nonostante le webcam ad alta risoluzione, mantenere il contatto visivo \u00e8 pi\u00f9 complesso. Guardando la telecamera, non si riesce a concentrarsi sugli occhi dell\u2019interlocutore sullo schermo e viceversa. Questa dinamica potrebbe spiegare alcune delle differenze osservate tra le due modalit\u00e0 di interazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei temi che viene spesso affrontato riguardo alle videochiamate \u00e8 quello del cosiddetto \u201c<strong>narcisismo digitale<\/strong>\u201d. Ne parla lo psicoterapeuta e psichiatra Francesco Comelli che ci illustra come il fattore video abbia giocato un ruolo cruciale in questo processo di digitalizzazione, in cui la percezione dell\u2019aspetto si fonde ai processi mentali ed emotivi. Con le nuove modalit\u00e0 di lavoro da remoto, le persone sono \u201cforzate\u201d a osservare la propria immagine sullo schermo per parecchie ore al giorno, concentrandosi sempre di pi\u00f9 sul loro aspetto. Secondo Comelli \u201cil contesto \u00e8 quello di una deprivazione dei contatti normali e dell\u2019uso del linguaggio del corpo: cos\u00ec il volto diventa sovraccaricato di troppi significati\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso psicologo continua spiegando come la nostra presenza video sia inevitabilmente collegata alla cultura contemporanea dei social media, in cui in una videochiamata, anche se in preda a frustrazione o sentimenti negativi, le persone sentono di dover proporre un\u2019immagine presentabile e socialmente accettabile di s\u00e9 stesse. Cos\u00ec il senso del volto si \u00e8 trasformato: in rapporto al web e al lavoro, si pu\u00f2 dire che si attua un filtro a livello comportamentale. Secondo Comelli il Narcisismo di cui parliamo quindi, \u201cnon \u00e8 quello classico di materia psicologica bens\u00ec un narcisismo difensivo, che sottolinea il nostro bisogno di sicurezze, nel cercare di vedere la propria identit\u00e0 rispecchiata in quello che mostriamo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I social media influenzano il nostro cervello e come percepiamo le campagne pubblicitarie.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da quando i Social si sono affermati come media predominante, da quando tutto il sistema mediatico \u00e8 cambiato, le persone faticano a prestare attenzione alla lettura di un libro, avvertono la necessit\u00e0 di ricorrere al loro smartphone per aggiornare periodicamente il loro stato, informarsi, o gestire continuamente notifiche, mail, newsletter, quasi non potessero farne a meno. Le nuove generazioni, in particolare, risultano costantemente connesse sui social. <s><\/s><\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 che i social media e i supporti digitali stanno rimodulando alcune facolt\u00e0 mentali degli individui, ad esempio il pensiero profondo, l\u2019attenzione e la memoria. Un processo di trasformazione che influisce anche sulla percezione dei messaggi pubblicitari delle marche.<\/p>\n\n\n\n<p>M.Lindstrom, esperto di Branding e autore del libro Buyology, ha intrapreso un progetto di ricerca nel campo delle neuroscienze applicate al marketing per dimostrare come, attraverso la comunicazione digitale e in particolare i social &#8211; luogo virtuale in cui le persone spendono una fetta importantissima del loro tempo quotidianamente &#8211; un brand possa cambiare la percezione di s\u00e9. Infatti, grazie al neuromarketing, si \u00e8 in grado di capire quali sono i meccanismi di acquisizione inconscia ed emotiva delle caratteristiche e del linguaggio di una determinata marca che si attivano nel cervello del consumatore. Scoperte che possono aiutare i brand ad adattare la propria strategia comunicativa tenendo conto delle necessit\u00e0 emotive dei consumatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Lindstrom, effettuando la ricerca su un campione di circa 2000 volontari di cinque paesi industrializzati da tutto il mondo, ha testato le reazioni del loro cervello rispetto ai messaggi di diversi brand utilizzando tecnologie di scansione cerebrale, fMRI (risonanza magnetica funzionale) e SST (versione avanzata dell\u2019elettroencefalografia), per visualizzare quali aree si attivassero durante gli esperimenti. I volontari sono stati sottoposti alla visualizzazione di vari brand, richiedendo loro di fare valutazioni del prodotto (ad esempio di pacchetti di sigaretta), confronti e descrizioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca ha aperto ad importanti sviluppi nel campo del neuromarketing&nbsp; aprendo nuovi scenari rispetto ai pensieri, le emozioni e l\u2019orientamento non consci dei consumatori, difficilmente rilevabili attraverso&nbsp; i pi\u00f9 classici strumenti del marketing come interviste e ricerche di mercato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019utilizzo delle neuroscienze nel marketing si rivela infatti molto utile nella progettazione di&nbsp; una comunicazione diretta, soprattutto attraverso i canali social, a sviluppare una determinata condizione emotiva.&nbsp; Non \u00e8 un caso che in questo campo, grandi corporation, il mondo della politica e del cinema stiano gi\u00e0 conducendo studi e realizzando progetti basati&nbsp; sugli insight delle neuroscienze con l\u2019obiettivo di stimolare le emozioni non conscie delle persone.<\/p>\n\n\n\n<ol type=\"1\"><li><a href=\"https:\/\/tridenstechnology.com\/it\/statistiche-sui-social-media\/%252523h-social-media-usage-statistics\">https:\/\/tridenstechnology.com\/it\/statistiche-sui-social-media\/#h-social-media-usage-statistics<\/a><\/li><li><a href=\"https:\/\/direct.mit.edu\/imag\/article\/doi\/10.1162\/imag_a_00027\/117875\/Separable-processes-for-live-in-person-and-live\">https:\/\/direct.mit.edu\/imag\/article\/doi\/10.1162\/imag_a_00027\/117875\/Separable-processes-for-live-in-person-and-live<\/a><\/li><li>LINDSTROM MARTIN, <strong>Buyology: How Everything We Believe About Why We Buy is Wrong<\/strong>, Cornerstone Digital, 2012.<\/li><\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"post-excerpt\">Da sempre il tempo \u00e8 strettamente connesso allo sviluppo della societ\u00e0 e la concezione che abbiamo di esso \u00e8 stata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":13,"featured_media":3051,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[1],"tags":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2024\/06\/osn-blog.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3050"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/13"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3050"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3050\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3052,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3050\/revisions\/3052"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3051"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}