{"id":150,"date":"2017-06-22T07:57:35","date_gmt":"2017-06-22T07:57:35","guid":{"rendered":"http:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/?p=150"},"modified":"2019-09-18T15:30:06","modified_gmt":"2019-09-18T15:30:06","slug":"presentazioni-parlano-cervello-insight-neuromarketing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/2017\/06\/22\/presentazioni-parlano-cervello-insight-neuromarketing\/","title":{"rendered":"Presentazioni che parlano al cervello: 6 utili insight di neuromarketing"},"content":{"rendered":"<p dir=\"ltr\">Quando si espongono delle argomentazioni si tende a \u201crovesciare\u201d sul pubblico troppi dati e numerose informazioni, pi\u00f9 o meno utili, che a distanza di qualche giorno nessuno ricorder\u00e0, trasformando ogni sforzo in uno spreco di tempo. In genere le presentazioni in PowerPoint sono basate esclusivamente sul testo, con quasi 40 parole per diapositiva.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">La neuroscienziata cognitiva, Carmen Simon, sostiene che &#8220;possiamo dimenticare fino al 90% dei contenuti a cui siamo esposti [durante una presentazione]\u201d. Stress, scarsa motivazione, sonno e contenuti poco rilevanti interferiscono con l\u2019attenzione e la memoria, i due principali processi cerebrali responsabili del successo di ogni presentazione.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">\u201cLa nostra corteccia cerebrale ha memoria limitata, circa 10 GB, meno di un comune smartphone, ed \u00e8 costretta a selezionare le informazioni da ricordare\u201d, <a href=\"..\/..\/..\/it\/pages\/10-insight-di-neuromarketing-da-certamente-2016\">ricorda il prof. Fabio Babiloni dell\u2019Universit\u00e0 Sapienza di Roma<\/a>. Per non sovraccaricarla il cervello lascia andare alcune informazioni subito dopo averle apprese, mentre quelle che rimangono tendono a decadere con pi\u00f9 lentezza. Questo meccanismo \u00e8 stato identificato dallo psicologo tedesco Hermann Ebbinghaus nella cosiddetta \u201ccurva dell\u2019oblio\u201d gi\u00e0 nel 1885.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>1. Limita il testo e usa contenuti visivi<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Anche le pi\u00f9 recenti evidenze ricavate dal progresso nella ricerca neuroscientifica sostengono la necessit\u00e0 di ripensare lo stile tradizionale delle nostre presentazioni. L\u2019amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, alla <a href=\"https:\/\/www.inc.com\/carmine-gallo\/how-googles-ceo-creates-brain-friendly-presentations.html\">conferenza degli sviluppatori del 2017<\/a> ha portato una presentazione pulita e scarna di parole e strani numeri. Le slide erano composte principalmente da foto e animazioni e sono state necessarie ben 12 diapositive per raggiungere 40 parole.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Secondo John Medina, biologo molecolare dell\u2019Universit\u00e0 di Washington specializzato nello sviluppo del cervello umano, l\u2019essere umano \u00e8 particolarmente portato per ricordare i concetti se corredati da immagini, perch\u00e9 attivano pi\u00f9 aree cerebrali: \u201cdopo tre giorni ricordiamo appena il 10% di un testo, ma se aggiungiamo un\u2019immagine la percentuale sale fino al 65%\u201d. Secondo gli scienziati cognitivi il cervello non \u00e8 multitasking, non possiamo quindi concentrarci contemporaneamente nella lettura del testo sullo schermo e ascoltare il relatore ricordando bene tutte le informazioni.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-152 aligncenter\" src=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/mostrare_immagini.png\" alt=\"mostrare_immagini\" width=\"680\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/mostrare_immagini.png 680w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/mostrare_immagini-300x95.png 300w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/mostrare_immagini-552x175.png 552w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>2. Less is more<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\"><a href=\"..\/..\/..\/it\/pages\/less-is-more-il-cervello-ama-la-semplicita\">Abbiamo affrontato anche in passato<\/a>, che veicolare troppe informazioni non \u00e8 un metodo efficace quando si parla di comunicazione. Una diapositiva infatti dovrebbe essere progettata come un manifesto stradale: il messaggio deve essere chiaro in una manciata di secondi, o anche meno. Se nella diapositiva \u00e8 presente troppo testo, le persone sposteranno la loro attenzione su questo ed il relatore non sar\u00e0 pi\u00f9 ascoltato.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Meglio tagliare tutto il superfluo e, se sono presenti pi\u00f9 concetti in una singola slide, il consiglio di Stephen M. Kosslyn, ex presidente del dipartimento di psicologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Harvard, \u00e8 quello di guidare il pubblico con un solo concetto per diapositiva.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>3. Varia gli stimoli durante la presentazione<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Per guadagnare l\u2019attenzione del pubblico \u00e8 necessario evitare che sopraggiunga l\u2019abitudine &nbsp;ad uno stimolo che rimane sempre uguale, come ad esempio la voce costante del relatore, che induce il nostro cervello a prestare sempre meno attenzione. Per farlo bisogna variare gli stimoli e creare eccitazione introducendo un cambiamento nella tipologia di contenuto (testo, immagini, foto, video, gif, ecc) e nello stile di presentazione (mutare il tono di voce, cambiare il ritmo, fare un\u2019interruzione, camminare per la sala, ecc) ogni 3 minuti circa.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Utilizzare colori accesi, variare i font e le dimensioni delle immagini, oppure ancora aggiungere suoni e musiche, permetter\u00e0 inoltre di stimolare i sensi, di ottenere maggiore attenzione e coinvolgere pi\u00f9 aree del cervello nell\u2019elaborazione delle informazioni.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-154 aligncenter\" src=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/crea_memorie.png\" alt=\"crea_memorie\" width=\"697\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/crea_memorie.png 697w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/crea_memorie-300x93.png 300w, https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/crea_memorie-552x170.png 552w\" sizes=\"(max-width: 697px) 100vw, 697px\" \/><\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>4. Anticipa il piacere<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Un altro metodo per stuzzicare l\u2019attenzione e la memoria consiste nel fornire l\u2019anticipazione di alcuni contenuti rilevanti all\u2019inizio della presentazione. Secondo Carmen Simon questo stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore che si occupa del piacere e della ricompensa, che aiuter\u00e0 a generare una sensazione piacevole quando i contenuti attesi saranno svelati, supportandone il ricordo.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>5. Sii empatico, utilizza storie, esempi e metafore<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Un buon relatore dovrebbe sempre essere empatico e per farlo \u00e8 necessario conoscere bene il proprio pubblico e il loro punto di vista. Raccontare un esempio concreto, riportare un aneddoto personale o utilizzare una metafora permette di immedesimarsi ed \u00e8 pi\u00f9 efficace di ogni altra informazione.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Il contenuto viene quindi collegato ad informazioni che il pubblico conosce gi\u00e0, trasformando concetti astratti in situazioni concrete e facilmente elaborabili per il cervello. Inoltre <a href=\"..\/..\/..\/it\/pages\/la-forza-delle-storie\">le storie coinvolgono maggiormente il cervello rispetto alla semplice esposizione di dati e informazioni, perch\u00e9 attivano ben 7 regioni del cervello umano<\/a> e sono in grado di attivare delle risposte emozionali in ognuno di noi.<\/p>\n<p dir=\"ltr\"><strong>6. Crea memorie a lungo termine<\/strong><\/p>\n<p dir=\"ltr\">Come evidenziato anche in altri approfondimenti, <a href=\"..\/..\/..\/it\/pages\/conoscere-i-vari-tipi-di-memoria-per-migliorare-la-comunicazione\">la memoria gioca un ruolo fondamentale nell\u2019efficacia della comunicazione<\/a>. I ricordi vengono fissati maggiormente se il livello di elaborazione che stai consentendo al pubblico \u00e8 pi\u00f9 profondo, soprattutto quando si affrontano i concetti che a noi interessa maggiormente far ricordare. Per ottenere ci\u00f2 bisogna rendere il pubblico parte attiva della presentazione, fargli delle domande e quindi indurlo a ragionare dal proprio punto di vista. In questo modo sar\u00e0 portato a interiorizzare i contenuti su un livello pi\u00f9 profondo di elaborazione, la cosiddetta elaborazione semantica.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Per concludere, tieni sempre presente che il pubblico ha attenzione e memoria limitate e ricorder\u00e0 soltanto alcune delle informazioni che presenterai. Fai in modo che ricordino i contenuti veramente rilevanti, non in modo casuale.<\/p>\n<p dir=\"ltr\">Fonti: <a href=\"..\/..\/..\/it\/pages\/la-forza-delle-storie\">Ottosunove<\/a> &#8211; <a href=\"..\/..\/..\/it\/pages\/less-is-more-il-cervello-ama-la-semplicita\">Ottosunove<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.inc.com\/geoffrey-james\/8-ways-neuroscience-can-improve-your-presentations.html\">Inc<\/a> &#8211; <a href=\"https:\/\/www.inc.com\/carmine-gallo\/how-googles-ceo-creates-brain-friendly-presentations.html\">Inc<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.brainrules.net\/vision\">BrainRules<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"post-excerpt\">Pi\u00f9 immagini, meno testo, memorie a lungo termine ed empatia: questi sono solo alcuni degli ingredienti per creare una presentazione vincente. Vediamoli insieme nel dettaglio<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":151,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"spay_email":""},"categories":[8],"tags":[14,53],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-content\/sites\/3\/2018\/10\/Untitled-design-10.png","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150"}],"collection":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=150"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":888,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/150\/revisions\/888"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/151"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=150"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=150"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ottosunove.com\/ottosublog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}