Snapchat e Neuromarketing.

Snapchat e Neuromarketing.
Le motivazioni alla base del suo successo.


27 July 2016 - Visite : 94
#snapchat #neuromarketing

Da qualche tempo a questa parte si sente parlare molto di Snapchat. La piattaforma, lanciata nel 2011 da Evan Spiegel, ha avuto un enorme successo negli ultimi anni, facendo registrare dei volumi da capogiro.

Qui in Italia ha incominciato a far parlare di se da poco tempo, e come tutte le novità divide. Da una parte molti giovanissimi entusiasti della novità, e dall’altra tanti, tantissimi pronti a puntare il dito e a categorizzare la piattaforma come un “social per bimbiminkia”.

Recentemente qui in Ottosunove abbiamo deciso di fare una full immersion su Snapchat per capirne logiche e potenzialità. Ora vogliamo condividere con voi le nostre impressioni.

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Partiamo dall’inizio, che cos’è Snapchat?
La piattaforma è un ibrido tra un sistema di messaggistica e un social network. La sua caratteristica principale? La rottura degli schemi. I contenuti, ma soprattutto le modalità di interazione, vengono stravolte. Niente più like, commenti o condivisioni.Snapchat è fatto di immagini, video, swipe, scarsità, gamification, customization e storytelling.

Gli utenti di Snapchat possono inviarsi messaggi testuali, foto e video in forma privata o condividere la stessa tipologia di contenuti pubblicamente. Caratteristica principale di questi è la loro autodistruzione. I messaggi privati si eliminano in pochi secondi, mentre i contenuti pubblici rimangono attivi per massimo 24 ore. Ad ogni nuova azione compiuta l’utente sblocca dei trofei da collezionare nella sua personale bacheca. Da segnalare, la possibilità di modificare i propri contenuti attraverso testo, emoticon, disegni e filtri!

I contenuti si differenziano per il formato verticale e per la loro autenticità. Su Snapchat niente appare fittizio, ma al contrario assistiamo ad un ritratto di vita reale attraverso uno smartphone.

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Se cambiano le modalità di interazione cambiano anche le modalità di apprezzamento dei contenuti. Con Snapchat si parla di visualizzazioni e screenshot. Le visualizzazioni garantiscono un’esposizione al contenuto, mentre gli screenshot sono una forma di interazione come il like.

Cosa sta alla base del suo successo?
Addentrandoci in questo nuovo mondo, che in una fase iniziale lo ammettiamo può apparire ostile agli over 25, abbiamo incominciato a notare come alla base del suo successo vi fosse ben più della solo novità.

In un momento in cui chi vuole vedere concretizzata la propria idea di social network deve darsi battaglia tra numerosi concorrenti, Evan Spiegel è riuscito nell’intento di realizzare una piattaforma capace di saltare all’occhio, trattenere e portare all’azione gli utenti.

I creatori di Snapchat, più o meno consapevolmente, hanno di fatto realizzato una selezione dei modelli di engagement di maggior successo. Successo che è stato provato scientificamente dalle neuroscienze.

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Partiamo dalla scarsità, elemento fondante per Snapchat che si concretizza attraverso l’autodistruzione dei contenuti dopo un massimo di 24 ore. Questa strategia, nota da decenni per la sua capacità attrattiva e persuasiva, è stata più volte oggetto di analisi da parte chi si occupa di psicologia comportamentale e neuroscienza.

Lo storytelling e la gamification, altri elementi fondamentali nella strategia di Snapchat che si concretizzano rispettivamente nell’invito a creare storie e nella conquista di trofei, negli ultimi anni hanno permesso di migliorare i tassi di conversione al punto da richiamare anche qui l’interesse della scienza. Se vuoi approfondire storytelling e gamification clicca i rispettivi termini.

Per concludere spesso il nuovo ci spaventa, il nostro cervello oppone resistenza alle novità e ci porta a sottolineare solo gli aspetti negativi, a provare con tutte le nostre forze a sminuire l’oggetto della discussione. Snapchat è molto più che un social per bimbiminkia, Snapchat è frutto di un’accurata selezione strategica e di un attento bilanciamento delle logiche e delle modalità di engagement.



Articolo di @Ygrico Solovey