Riconoscimento dei volti ed elaborazione dei colori: come lavora il nostro cervello?

Riconoscimento dei volti ed elaborazione dei colori: come lavora il nostro cervello?
Vengono attivate diverse e specifiche aree cerebrali.


01 December 2017 - Visite : 149
#Colori #volti #cervello

Riconoscere i volti delle persone e i colori: sono fra le azioni più apparentemente banali e scontate che compiamo ogni giorno. Ovviamente, non possiamo essere consapevoli del grande lavoro che avviene nel nostro cervello per immagazzinare, elaborare e restituire dati nell’arco di millisecondi.

Secondo un nuovo studio effettuato dal Gerwin Schalk del New York State Departement of Health ad Albany, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of sciences, nel cervello c’è una specificità funzionale anatomica ben precisa che è legata al riconoscimento dei visi e dei colori. L’area della corteccia cerebrale chiamata in causa non è la stessa che entra in azione per riconoscere normalmente gli oggetti.

Ma come entrano nelle nostra memoria i dati che ci permettono di riconoscere nel tempo i volti? Secondo quanto teorizzato nel 1986 dai ricercatori Bruce e Young, la capacità di riconoscere una faccia è basata su di un’unità astratta che contiene varie informazioni strutturali riguardanti ogni singola faccia presente in memoria. Al livello più basso dell’elaborazione, una componente strutturale di codifica compie un’analisi percettiva delle caratteristiche facciali. Infine, il risultato dell’analisi viene immagazzinato in una Unità di Riconoscimento di Facce – FRU (Face Recognition Unit).

E come funziona per i colori? La percezione dei colori è un fenomeno complesso per il quale intervengono vari fattori: la radiazione luminosa, la composizione chimica, la struttura della materia e le relazioni che esistono fra occhio e cervello.

Le lunghezze d’onda sono quelle che determinano il colore che noi percepiamo. Il riflesso delle onde luminose colpisce la retina sensibile alla luce nella parte posteriore dell'occhio. Qui entrano in gioco i coni, fotoricettori che rispondono alla luce. Quando questa colpisce i coni, li stimola: il segnale che ne risulta viaggia lungo il nervo ottico, fino alla corteccia visiva del cervello, il quale elabora le informazioni e rimanda un dato finale: il colore che vediamo.

 

Visi e colori stimolano anche diverse sensazioni ed emozioni, che sono legate a ricordi immagazzinati nel nostro cervello e a situazioni sociali che viviamo e affrontiamo quotidianamente.

 

Approfondisci: La scienza dei colori. Come il nostro cervello reagisce alle diverse tonalità cromatiche.

 

Fonti ed approfondimenti:
Pnas - multidisciplinary scientific journal

Neuropsy - sito curato dallo psicologo Stefano Bussolon

Live Sciencre - scientific journal



Articolo di Marco Ceste